Cinisello Balsamo e la violenza sulle donne

Voleva essere una campagna contro la violenza sulle donne quella commissionata allo IED dal comune di Cinisello Balsamo, città nella quale ho vissuto per molti anni, mentre invece si è trasformata in molto altro.Violenza

Una sorta di campagna denigratoria contro i padri, una sorta di violenza assistita da parte dei minori.

Sicuramente l’intento era dei migliori, tutti noi siamo contro la violenza.

Io sono una DonnaContro, contro ogni forma di violenza.

Il mondo degli uomini, quello dei padri ha levato un grido contro questa campagna.

Un grido legittimo.

Ne sono seguiti sul profilo del Sindaco di Cinisello Balsamo, Siria Trezzi, una serie di post nei quali veniva espressa molta indignazione per come la figura del padre veniva dipinta.

Un aspetto che mi ha molto impressionato, vista la mia radice di educatrice, è l’utilizzo dei bambini all’interno della campagna pubblicitaria.

Cattivo-esempio-al-9.9-asl-2Forse voleva essere d’impatto, d’effetto. Richiamare l’attenzione sui minori che osservano dinamiche che dovrebbero vederli completamente estranei,
dinamiche che riguardano gli adulti. Dinamiche che non dovrebbero assolutamente avere ricadute sui minori.

Proprio a proposito di uno dei due manifesti, questo a fianco, ho personalmente assistito ad una scena dove una donna sputava addosso al padre di sua figlia e la bambina era presente. In netta contrapposizione con quanto affermato dalla campagna pubblicitaria realizzata.

Il Sindaco di Cinisello Balsamo tramite il sito della Pubblica Amministrazione ha emesso un comunicato stampa nel quale afferma “per questo crediamo che nessun buon padre di famiglia si sentirà coinvolto da un’affermazione che gli è estranea.

Mi consenta di dissentire da questa sua affermazione. Ogni buon padre di famiglia dovrebbe sentirsi coinvolto da questa campagna denigratoria nei confronti dei padri.

Altrimenti si rischia di cadere nella totale12235120_10207921715390401_9087256208891901450_n indifferenza ed è appunto nell’indifferenza che si generano le più grandi tragedie familiari alle quali assistiamo.

C’è stato chi ha affermato che chi si sente indignato deve chiedersi perchè s’indigna difronte ad una tale discriminazione, mi viene da rispondere sinceramente che sono quelli che non provano indignazione a doversi porre delle domande.

Indifferenza delle Istituzioni, indifferenza della società. Intanto si lascia accadere.

La violenza non è unidirezionale uomo contro donna. Viene agita in modo bilaterale.

Mi ha colpita in modo particolare il manifesto che riporta la frase sull’inutilità, forse perchè troppo simile ad un caso di mia conoscenza, con i ruoli invertiti però.

Si chiama “Cattivo esempio”, concordo con il titolo, veramente un cattivo esempio di messaggio comunicativo.

 

 

25 Novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Oggi non è la mia giornata.

Non perché io non sia una donna. Lo sono.

Sono una donna che con gli uomini va d’accordo. Sono una donna che crede nella propria autonomia di pensiero e di azione. Sono una donna che non si sente vittima di un uomo o inferiore ad un uomo. Nonostante tutto.

Subisco violenza, si anche io la subisco, da tutte quelle donne e quegli uomini che vogliono mettermi a tacere quando dico che le vere emergenze sono altrove. Quando rivendico il mio pensiero e il mio ruolo. Quando non mi asservisco al loro pensiero unico.

Per questo oggi non è la mia giornata.

Il mio pensiero va oggi a tutte quelle donne che nella vita sono ritenute oggetto e come tali vengono usate.

Soprattutto da chi sulle loro vite ci fa business.

I peggiori violenti nei confronti delle donne sono costoro.

La violenza è contro le PERSONE e fintanto che questo messaggio resterà relegato all’istituzione di giornate internazionali che servono a fare iniziative (contribuite), ma che poco fanno realmente a chi davvero soffre, non si potrà davvero dire di voler risolvere il problema.

Quando mi esprimo in questi termini c’è sempre qualcuno che replica che però non dobbiamo dimenticare che le donne subiscono violenza. E chi se lo dimentica? Io me lo ricordo tutti i giorni. Loro possono dire altrettanto?

Oggi è il 25 Novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne questo il manifesto di quest’anno

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#violenza #donne #25novembre

Storie di violenza …

Violenza …  storie.

Una stanza non molto grande.

Una sola donna presente, gli altri tutti uomini.

Le poche persone, sedute attorno alle pareti, ascoltano parlare qualcuno dietro ad un tavolo.

Racconta di un incontro in un bar con alcune persone, tra cui una donna che ha raccontato la sua storia e mettendosi a piangere.

La donna presente nella stanza commenta che solitamente gli uomini di fronte alle lacrime di una donna sono molto propensi a credere a quanto viene raccontato.violenza

Non riesce a finire di dire la frase che viene investita da una serie di parole urlate dall’interlocutore che vanno dall’accusa di voler dire che lui si era

dimostrato disponibile sessualmente verso la donna piangente, alle minacce con il dito indice verso di lei “Tu devi stare attenta, hai capito?”.

Lei all’inizio cerca di replicare tra le frasi ossesse dell’interlocutore cercando di spiegare che il suo discorso era rivolto in generale e non a lui direttamente.

Lui alza ancora di più il tono di voce.

Alla minaccia diretta lei chiede “mi stai minacciando, mi stai minacciando davanti a testimoni? Ti ricordo che non è la prima volta che ti rivolgi a me con toni aggressivi e con violenza, ho ancora i tuoi messaggi sul cellulare”

A quel punto lui dice ancora qualcosa e poi chiude l’argomento passando ad altro.

Come se niente fosse.

I presenti, tutti in silenzio con le teste basse assistono alla scena.

L’uomo alla sinistra della donna la guarda in volto.

Un altro si alza esce dalla stanza, rientra e chiude la porta.

Un altro si alza e cammina e poi si risiede.

Gli altri tacciono.

L’incontro termina.

L’interlocutore si alza e se ne va.

Ci si sta congedando. Uno dei presenti si avvicina tende la mano alla donna e la bacia sulle guance.

Un altro le tocca la spalla. In silenzio

Uno saluta e se ne va.

Uno dice “non ho capito niente, cosa è successo?”

Un altro afferma che non è la prima volta che l’interlocutore ha di questi atteggiamenti.

Lei lo sa bene.

La prima volta che è successo era in stazione Garibaldi, stavano parlando e lei aveva detto qualcosa che non gli era piaciuto. Lui con tono alterato alzando la voce le aveva gridato “vaffanculo” e se n’era andato. Conoscenti di lei erano intervenuti per chiederle se aveva bisogno di aiuto, avevano assistito alla scena, ma non c’era bisogno di aiuto, il problema non era suo ma della persona che se n’era andata.

La volta successiva erano stati messaggi SMS in piena notte dove con parole di estrema violenza le aveva intimato di cancellare un messaggio sul social Facebook, dove lei esprimeva la sua opinione in contrapposizione con la sua.

Il tono dei messaggi era violento, condito di parolacce.

Lei ovviamente non aveva risposto.

E poi quell’episodio, quella sera in quella riunione.

 

Certamente l’interlocutore cercherà di distorcere la verità cercando di indurre ricordi verosimili in quelli che erano presenti e forse racconterà la sua versione dei fatti, la manipolazione è un’arte.

 

fonte immagini – municipioroma.it immagine in evidenza – immagine nel testo foto Corbis

 

 

 

 

 

 

Cybercrime e non solo cyber

Cybercrime

Il titolo di una nuova serie in onda su un canale di Sky. Lo guardo, l’argomento mi interessa in modo particolare.

Nel 2013, per motivi personali, feci una ricerca in Internet e trovai pubblicazioni interessanti.

Nel trattato del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica viene utilizzato il termine “cybercrime” per definire reati che vanno dai crimini contro i dati riservati, alla violazione di contenuti e del diritto d’autore [Krone, 2005]. Tuttavia, altri [Zeviar-Geese, 1997-98] suggeriscono una definizione più ampia che comprende attività criminose come la frode, l’accesso non autorizzato, la pedopornografia e il “cyberstalking” o pedinamento informatico. Il manuale delle Nazioni Unite sulla prevenzione e il controllo del crimine informatico (The United Nations Manual on the Prevention and Control of Computer Related Crime) nella definizione di crimine informatico include frode, contraffazione e accesso non autorizzato [Nazioni Unite, 1995].

L’argomento si prospetta interessante.

Del cybercrime mi interessa soprattutto l’aspetto legato alla persecuzione informatica, forse perché ne sono oggetto.

L’accesso a Internet dovrebbe essere interdetto a tutti quei soggetti che usano il web per commettere crimini, la diffamazione è un crimine. Internet dovrebbe essere interdetto a chi persegue e diffama.

Ci si ritrova a doversi difendere, si cade nella trappola del/dellA persecutore/persecutorA.

Mi è accaduto personalmente, dal 2012 ormai son tre anni, due denunce una contro ignoti in quanto relativa a molestie telefoniche di cui scrivo qui qui e qui e un’altra nominale per persecuzione personale.

Si sa la giustizia è lunga e lenta , così come Hansel e Gretel si lasciano dapprima mollichine, ma poi si lascia una strada di sassolini bianchi e se non funziona ancora si lasciano macigni.

Ho passato il periodo delle mollichine ora sono al momento dei sassolini e se anche così non si capisce allora verrà il momento dei macigni dove nomi e volti saranno svelati pubblicamente.

Per intanto si fa opera di conoscenza in giro per il mondo, chi deve sapere sa, chi deve conoscere conosce.

Lascio traccia di quanto mi accade, in quanto penso di avere il preciso dovere verso la mia persona di portarne a conoscenza le persone che mi leggono. Nel limite del lecito e consentito.

Di seguito alcuni screenshot di quelli che ho raccolto nel corso di questi anni, provengono quasi tutti dallo stesso gruppo pubblico quello che posto qui stante le regole di FB può essere visto da chiunque.

Potrei dilungarmi a scrivere, raccontare cercare di farvi comprendere cosa sia successo, cosa abbia significato e cosa continui a significare. Tutte le parole non riuscirebbero a trasmettere il mio messaggio così sapientemente come le immagini che seguono.

Ormai è tempo di raccontare, perché la verità non sia un atto soggettivo.

Pare che tutti sappiano, bene ora tutti sapranno.

Quando la violenza è donna contro un’altra donna non trovi accoglienza.

Il Cybercrime più o meno inizia qui in un gruppo di madri separate, io sono una madre separata. Vengo estromessa dal gruppo per aver osato muovere alcune obiezioni in fatto di mammacentrismo.

Da sempre sostengo la Bigenitorialità

Si distingue un profilo di una persona che si cela dietro il nickname Lorenza Mario, presumibilmente profilo “fake”, particolarmente accanita contro me e la mia amica Adriana Tisselli.

L’immagine del profilo è stata sottratta ad una tale Carmen G..

Ecco la conversazione che vede altre protagoniste una delle quali prosegue la sua opera di cyberstalking ancora oggi.

2012 03 26
Mario

continua…
Mario_Cusmai_vs_Besana_pte2_canc

2012 06 30
e prosegue… riprendendo un articolo del mio blog inducendo le altre alla presa in giro
Mario_Cusmai_vs_Besana_pte1_canc

2013 01 28
2013 01 28

2013 29 01
2013 01 29

2013 02 18 Questo è il numero di telefono che sono stata costretta a dismettere in quanto ricevevo continue telefonate da uomini frequentanti una chat erotica al quale veniva dato il mio numero di cellulare.
2013 02 07

2013 02 21
2013 02 21

2013 04 15
2013 04 15

2013 07 08
2013 04 15

2013 07 08
Cybercrime 1

2013 07 08
Cybercrime

2013 08 06
2013 08 06

2013 08 28 In questo screen si legge di una persona, colei che scrive, che è stata complice insieme al branco rosa di un’azione di mail bombing per bloccare una serie di conferenze che avrebbero dovuto svolgersi con il Comune di Milano aventi per tema la Bigenitorialità. Io lavoro per il Comune di Milano.
Sartori

2013 09 28
2013 09 28

2013 09 28 Questo e i prossimi due sono opera di un fake, ovvero un falso profilo l’immagine è stata presa da Internet. Non è la prima volta che succede anche il profilo di una tale Lorenza Mario, molto attiva nel 2012 potrebbe configurarsi come fake, anche l’immagine di quel profilo è stata sottratta ad una utente di FB.
2013 09 01 Fava Rete donne

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2013 09 01 FavaLatoBMadriexDistratti

2013 09 01
2013-09-01-FavaSeNonOraQuandoMilano1

2013 09 01 Sono stata costretta a cambiare numero di cellulare, ho dovuto essere più prudente nei miei spostamenti, ho avvisato colleghi e capi, sono stata costretta a rivolgermi alle Forze dell’Ordine e alle Istituzioni per essere tutelata – come donna e cittadina.

Ho segnalato, allertato, denunciato.

Eppure la persona in questione certa dell’impunità che qualcun@ le garantisce, insiste nei suoi comportamenti criminosi, sfacciatamente e arrogantemente
2013 09 01 SimonaFavaMinaccia

2014 01 29
2014 01 29

L’immagine che segue indica che il post è, con una presumibilità che rasenta la certezza, chiaramente diretto a me vista la sequenza temporale così ravvicinata e il contenuto.

2014 01 31
Palazzo

2014 07 27 ecco una vignetta, nel corso degli anni se ne contano diverse dove le protagoniste siamo noi tre a volte in compagnia di altre persone appartenenti al mondo della difesa della Bigenitorialità
2014 07 27

2015 05 28
Besana

Giovedì 4 giugno 2015
Stamane mentre mi recavo in ufficio sono caduta a terra ne racconto qui sul mio profilo di Facebook, in pausa pranzo mi segnalano un nuovo post dove si riprende quanto mi è accaduto….. la storia continua…

Eccoveli in sequenza. Prima il mio con visione anche dell’orario in cui l’ho postato mentre venivo medicata
MioPostBlog

ed ecco quello che mi hanno inviato
Caduta blog

Questo è solo l’ultimo in ordine di tempo

La forza con cui la locomotiva traina il vagone ha la stessa intensità della forza con cui la locomotiva è a sua volta tirata dal vagone: le due forze, trasmesse dalla tensione del gancio, sono una coppia di azione e reazione.
Quando il macchinista del locomotore si accorgerà (troppo tardi) di andare nella direzione sbagliata, nonostante la rapida frenata, non potrà evitare il disastro. Il contraccolpo, unito alla forza d’inerzia dei vagoni trainati, farà sobbalzare il locomotore facendolo uscire dai binari, per poi ribaltarsi trascinando con sé tutti i vagoni.

P.S.: Si comunica che le immagini contenute in questo post sono immagini tratte dal web dal social Facebook e che fanno preciso riferimento alla mia persona, alla mia attività lavorativa, alla mia attività socio-politica sia in modo diretto che con perifrasi

I nomi e cognomi visibili non costituiscono alcuna fattispecie di reato, tanto meno di violazione della privacy, in quanto trattasi di “fakes” ovvero false identità. Anzi dovrebbe preoccuparsene chi li ha utilizzati a fine persecutorio e diffamatorio poiché oltre ai reati ascrivibili alle numerose attività illecite commesse, la persona in oggetto si è macchiata del reato di sostituzione di persona avendo a tali scopi creato e usato un profilo “fake” utilizzando falsamente le generalità e l’immagine di un altro soggetto, inducendo così in errore gli altri utenti della rete.

Internet dovrebbe essere interdetto a chi perseguita e diffama. Dovrebbe essere interdetto a chi cybersegue 🙂

P., G. e il medico investigatore

medicoMi chiama la mia amica P. e mi racconta che sabato suo marito G. si è sentito male.

E’ svenuto in bagno e lo hanno soccorso lei e le loro bimbe.

La figlia più grande con un grande sangue freddo per la sua età va a prendere il telefono porgendolo alla madre le dice “mamma chiama il 118”.

Arrivano i soccorsi e rianimano il marito, non appena si è un po’ ripreso ed è in grado di parlare il medico gli chiede “mi dica, avete litigato vero?”

Suo marito lo guarda e dice “no, no”. Passa un po’ e il medico ripropone la sua domanda “su su me lo dica che avete litigato. Vero?” Il marito ancora intontito dallo svenimento gli replica un’altra volta di no.

Viene messo in barella, quando ad un certo punto il medico fa uscire tutti e dice “me lo vuole dire che avete avuto una discussione e avete litigato?” il marito che ormai si era un ripreso gli risponde “guardi di solito litighiamo tutti i giorni, ma oggi proprio no”.

Uno strano triangolo quello tra P., G. e il medico investigatore

Abbiamo riflettuto insieme su questo episodio e non siamo riuscite a trovare una connessione tra quanto stava accadendo e quello che si cercava di far passare.

Non siamo riuscite a capire se il medico fosse stato istruito da poco in merito alla violenza familiaree voleva arrivare col suo primo caso da usare come un trofeo. Forse in questo caso avrebbe dovuto trovarci lei sul pavimento della doccia e non G..

Non siamo riuscite a capire.

Sta di fatto che il medico ha perso tempo a fare domande faziose dimenticandosi che G. era svenuto, che lui P. e le bimbe erano spaventati e avevano bisogno di attenzione e non di un interrogatorio.

Che dire tanti auguri a G. per la sua salute e se vi capita un medico tanto solerte fate attenzione.

(immagine da web)

25 Novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

giornata

Oggi non è la mia giornata.

Non perché io non sia una donna. Lo sono.

Sono una donna che con gli uomini va d’accordo. Sono una donna che crede nella propria autonomia di pensiero e di azione. Sono una donna che non si sente vittima di un uomo o inferiore ad un uomo.

Subisco violenza, si anche io la subisco, da tutte quelle donne e quegli uomini che vogliono mettermi a tacere quando dico che le vere emergenze sono altrove. Quando rivendico il mio pensiero e il mio ruolo. Quando non mi asservisco al loro pensiero unico.

Per questo oggi non è la mia giornata.

Il mio pensiero va oggi a tutte quelle donne che nella vita sono ritenute oggetto e come tali vengono usate.

Soprattutto da chi sulle loro vite ci fa business.

I peggiori violenti nei confronti delle donne sono costoro.

Oggi è il 25 Novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

In modo meraviglioso ne scrivono Eretica Whitebread, Angela Azzaro e Paola Concia in un saggio a sei mani e tre grandi teste. (clik qui)

Ecco qualche parola tratta dal loro pezzo.

“Care ragazze dite no alle professioniste del vittimismo. Sono quelle che vi servono a colazione, pranzo e cena una retorica malsana che non fa altro che acuire il problema.

Sono quelle che piegano l’immagine della donna al loro bisogno di vedersi consegnato lo scettro del potere attraverso la suggestione e la paura.”

L’invito è ad andare a leggerlo per intero, vale davvero la pena in una giornata come questa.

#violenza #donne #25novembre