25 Novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Oggi non è la mia giornata.

Non perché io non sia una donna. Lo sono.

Sono una donna che con gli uomini va d’accordo. Sono una donna che crede nella propria autonomia di pensiero e di azione. Sono una donna che non si sente vittima di un uomo o inferiore ad un uomo. Nonostante tutto.

Subisco violenza, si anche io la subisco, da tutte quelle donne e quegli uomini che vogliono mettermi a tacere quando dico che le vere emergenze sono altrove. Quando rivendico il mio pensiero e il mio ruolo. Quando non mi asservisco al loro pensiero unico.

Per questo oggi non è la mia giornata.

Il mio pensiero va oggi a tutte quelle donne che nella vita sono ritenute oggetto e come tali vengono usate.

Soprattutto da chi sulle loro vite ci fa business.

I peggiori violenti nei confronti delle donne sono costoro.

La violenza è contro le PERSONE e fintanto che questo messaggio resterà relegato all’istituzione di giornate internazionali che servono a fare iniziative (contribuite), ma che poco fanno realmente a chi davvero soffre, non si potrà davvero dire di voler risolvere il problema.

Quando mi esprimo in questi termini c’è sempre qualcuno che replica che però non dobbiamo dimenticare che le donne subiscono violenza. E chi se lo dimentica? Io me lo ricordo tutti i giorni. Loro possono dire altrettanto?

Oggi è il 25 Novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne questo il manifesto di quest’anno

12226962_1068401583178766_2661563644655745312_n

#violenza #donne #25novembre

Donna uomo e ruoli

10429450_653393894807045_4041751283075407246_n

 

 

A seguito di questo articolo scritto da Annalisa Chirico penso che sia opportuno riproporre,  a voi che leggete il blog, questo mio post di qualche anno fa, che riporta i medesimi concetti.

Rilevo con piacere che, noi che la pensiamo in questo modo andiamo aumentando in consapevolezza.

 

 

 

pagina 15 di GENIODONNA “La donna dà l’assenso al ruolo di padre”

La rivoluzione degli anni Settanta ha portato ad un grande progresso, è innegabile, ma probabilmente ha dato origine ad una grande repressione del genere maschile; infatti se da una parte si è andati a liberare la donna dalla prevaricazione, dall’altra si sono confinati gli uomini e i figli in posizione di soccombenza.

Spessissimo si sente chiedere come mai i tribunali nei casi di separazione affidino in alta percentuale i figli alle madri; come mai quando una madre trasgredisce le disposizioni di una sentenza e un padre ricorre, solitamente tutto finisce in un’archiviazione?

Rarissimamente si va a sentenza contro una madre anche quando questa è palesemente “colpevole”.

Per i padri no, non è così.

Potremmo supporre che questa consuetudine affondi le radici in una cultura ancorata alla visione della procreazione strettamente legata all’immagine della madre, dimenticando che per dare origine ad un nuovo individuo è indispensabile l’apporto di entrambi i generi, maschile e femminile?

Sarebbe possibile ipotizzare che questa visione sia stata ulteriormente confermata dall’approvazione della legge 194/78, che fa della donna e della sua libertà di scelta nel mettere al mondo un figlio il punto cardine, mentre la considerazione della volontà del padre è assente?

Se nell’art. 5, si prevede la presenza del padre del concepito nel consultorio o nella struttura socio-sanitaria (commi 1 e 2 dell’art. 5 cit.) la legge, in aperta contraddizione con quanto sopra rilevato, condiziona la presenza e l’apporto del padre del concepito al consenso della donna.

Si dice espressamente che la partecipazione del padre è ammessa “ove la donna lo consenta”. È da rilevare, peraltro, che l’esclusione del padre del concepito viola l’uguaglianza dei genitori. Alla luce di queste considerazioni si può quindi asserire che il diritto alla paternità è fondamentalmente negato con palese contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione?

Sta di fatto, che comunque si voglia porre la questione la risposta è inequivocabile, i figli nascono se una donna decide di farli nascere; fintanto che gli uomini per essere padri dovranno transitare per l’utero femminile, non potranno vedere affermato il diritto alla paternità, per quanto bravi padri siano, e mai potremo noi sostenere e difendere il diritto alla bigenitorialità dei figli.

A meno che qualcosa cambi culturalmente, ed è quello che in molti auspichiamo e cioè il riconoscimento del valore educativo del padre e della madre per un figlio.

Mio contributo pubblicato a pagina 15 di GENIODONNA

25 Novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

giornata

Oggi non è la mia giornata.

Non perché io non sia una donna. Lo sono.

Sono una donna che con gli uomini va d’accordo. Sono una donna che crede nella propria autonomia di pensiero e di azione. Sono una donna che non si sente vittima di un uomo o inferiore ad un uomo.

Subisco violenza, si anche io la subisco, da tutte quelle donne e quegli uomini che vogliono mettermi a tacere quando dico che le vere emergenze sono altrove. Quando rivendico il mio pensiero e il mio ruolo. Quando non mi asservisco al loro pensiero unico.

Per questo oggi non è la mia giornata.

Il mio pensiero va oggi a tutte quelle donne che nella vita sono ritenute oggetto e come tali vengono usate.

Soprattutto da chi sulle loro vite ci fa business.

I peggiori violenti nei confronti delle donne sono costoro.

Oggi è il 25 Novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

In modo meraviglioso ne scrivono Eretica Whitebread, Angela Azzaro e Paola Concia in un saggio a sei mani e tre grandi teste. (clik qui)

Ecco qualche parola tratta dal loro pezzo.

“Care ragazze dite no alle professioniste del vittimismo. Sono quelle che vi servono a colazione, pranzo e cena una retorica malsana che non fa altro che acuire il problema.

Sono quelle che piegano l’immagine della donna al loro bisogno di vedersi consegnato lo scettro del potere attraverso la suggestione e la paura.”

L’invito è ad andare a leggerlo per intero, vale davvero la pena in una giornata come questa.

#violenza #donne #25novembre

 

Welfare

welfare

Rientro la sera alle sette dopo una giornata di lavoro.

La cena da preparare.

Nel frattempo a volte si stende la biancheria, a volte si carica la lavatrice.

Alle otto torna il marito, si cena.

Quindi è il turno della lavastoviglie, si sparecchia la tavola e si lascia che lei, per fortuna, pensi a lavare le stoviglie.

Nel frattempo si chiacchiera di come è andata la giornata, si fanno progetti…..

Ci si siede accantosul divano, e si decide che programma guardare.

Ci si collega a internet per verificare la posta che non capisci come mai si accumula in una giornata in modo impressionanterispondi agli amici, organizzi incontri declini inviti.

Un’occhio ai social e  scopri che ci son persone che postano a tutte le ore, che vanno in giro tutti i giorni, che viaggiano, beate loro. Magari qualcuna la conosci,qualcun’altra no, e guardandone il profilo ti dici… per fortuna!  …

Senza fraintendere: non è che queste persone io le invidi, ma proprio per niente.

La mia vita mi piace: una bella famiglia allargata, un lavoro che mi fa sentire realizzata e che a tratti mi diverte; tanti amici e tanti progetti. E’ un altro l’aspetto che mi fa pensare.

Se sono sempre in giro quando lavorano? E se non lavorano di cosa vivono? Con che denari viaggiano?

Penso che chiunque di noi si ponga questa domanda. Infattiquando si parla con amici che più o meno hanno vite impegnate come la mia, questo è un quesito ricorrente.

In un’Italia dove si invoca il Welfare per le famiglie vien da chiedersi se le risorse siano davvero ben distribuite oppure se vengano indiscriminatamente concesse a chi potrebbe piuttosto reperirle con unoccupazione lavorativa che non si cimenta a trovare perché così è più comodo. Mi chiedo: come si valuta la capacità lavorativa di un soggetto, chi la valuta?

Il primo articolo della Costituzione recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”, mi vien da dire – ecco si fondata sul lavoro, certoma non solo sul mio!

La direzione imboccata è una china. Si chiede di investire in occupazione e non in sostentamento. Se l’impegno degli Amministratori verso l’occupazione lavorativa non si fa più presente e costante, si arriverà ad ammettere una nuova voce occupazionale, quella del sussidiato.

 

 

Stalking retard

StalkingStalking retard.

Sembra il nome di un farmaco invece sono effetti collaterali: ginocchio gonfio, dolore, disagio lavorativo.

Ad agosto sono stata vittima di un incidente causato dalla mia disattenzione ingenerata dall’ansia e dalla paura per lo stalking che sto subendo dal 2012.

Da quando ho paura?

Da quando ho iniziato a ricevere telefonate a tutte le ore del giorno e della notte, da quando il mio numero di telefono è stato scritto sui telefoni pubblici e inserito nelle hot chat line.

Da quando è stata fatta pressione, verosimilmente, presso figure istituzionali della Pubblica Amministrazione presso la quale lavoro, per bloccare una serie di convegni sulla bigenitorialità,  promossi dalle associazioni che rappresento dopo il primo incontro tenutosi ad aprile dello scorso anno. Lo asserisco in quanto c’è chi si vanta di aver compiuto simili azioni come si può leggere qui in questo screenshot di una conversazione nella quale parlavo della mia attività.

Stalking

Da quando sono stata minacciata come si vede in questo altro screenshot

NumeroCivicopost

Tutto questo diventa insopportabile. Ovvio che hai paura. Ovvio che cammini per strada guadandoti attorno.

L* stalker è subdol*, ti insegue e non è necessario che lo faccia fisicamente, per toglierti la tranquillità. Per spingerti ad agire come vuole l*i. Per bloccare le tue iniziative e isolarti.

Si è portati, grazie anche alla spinta dei media, a considerare lo stalking come persecuzione verso un oggetto d’amore. Non è così. La persecuzione ha mille facce e lo stalking viene usato anche per altri fini come nel mio caso. Ingenerare paura.

A me è molto costato arriverò ad ottenere giustizia?

Perchè scrivo tutto questo? Perchè adesso basta, è ora di uscire dal silenzio e dal terrore.

Da Metro News del 21 Febbraio 2013 e 22 Febbraio 2013

Articolo

Ho voluto dire quello che penso come Donna e credo che anche altre persone condividano il mio pensiero.

Metro News 21 Febbraio 2013 la mia opinione in fatto di rappresentazione di Donne

Ed ecco il pensiero di qualcuno che condivide

Metro News 22 Febbraio 2013, ringrazio il Signor Marco, ma soprattutto ringrazio e ho profonda stima per la moglie di questo signore.

Risposte1Risposte

Qualcosa si muove!!

Laura