Oroscopo

oroscopoNell’accompagnare i ragazzi a scuola la mattina, percorriamo quei pochi chilometri ascoltando LatteMiele perché alle 7.42 c’è la rubrica dell’oroscopo e a Giovanni piace particolarmente.

Nella realtà non credo lui capisca gran che di quello che viene detto, il più delle volte non lo capisco nemmeno io, parlano per pseudo metafore ed il tutto va un po’ interpretato ma una cosa è certa, Giovanni è del Leone e al Leone ogni mattina viene prospettata una giornata migliore di quella dei Gemelli, segno di Edoardo, per cui Giovanni, della sua giornata migliore, se ne fa’ un vanto con il fratello maggiore.

Questa mattina l’oroscopo del Leone recitava qualcosa simile a “…serata che comincia un po’ in sordina ma poi tutta in salita con il partner…”.

Generalmente Giovanni non commenta il suo oroscopo, intuisce che sarà una giornata migliore di quella di suo fratello e per lui basta e avanza ma questa mattina, terminato di ascoltare il suo segno, innervosito, seduto sul sedile posteriore sbuffa:”…ora basta!!!Mi son stufato di sto partner! Tutte le mattine sto partner nella mia vita. Non conosco nessuno che si chiama partner io!!!”

La meraviglia

La meraviglia

Ho molti difetti e pochi pregi.

Potrei mettermi a contarli, i difetti, in fila, uno per uno, oppure potrei riempirci il salvadanaio fatto a maialino che tengo in cucina.

Ogni tanto, dal buco di sotto, tirarne fuori qualcuno, e poi rimetterlo dentro, e magari tirarne fuori un altro, quello che decide la sorte.

Si. Quasi quasi faccio così.

Poi però ho lei, il mio pregio più pregiato, quel pregio che se lo racconti ti guardano strano, la capacità di meravigliarsi.

Si.

Io ancora mi meraviglio. Di tante cose.

E mi meraviglio della gente che non si meraviglia.

E penso, meglio i miei mille e più difetti che l’incapacità di meravigliarsi.

 

 

 

meraviglia

immagine da web

 

Stazione di Bologna

stazione bolognaNel pomeriggio sono andata alla stazione dei treni di Bologna a prendere un collaboratore.

Ero in anticipo.

Ho parcheggiato e sono scesa dalla macchina ed ho cominciato a camminare avanti e indietro.

Camminare avanti e indietro, mentre si aspetta, mi sembra accorci l’attesa.

Osservo la gente e in tutta onestà mi rendo conto che la stazione di Bologna e’ popolata da gente strana.

Io ed i miei passi avanti e indietro dobbiamo sembrare altrettanto strani dato che si avvicina un uomo sulla quarantina poco più e mi chiede:” come mai cammina avanti e indietro?”

Sorrido.

“Cammino avanti e indietro perché se camminassi solo in avanti o solo indietro mi allontanerei dalla stazione ed io sto aspettando una persona in arrivo.”

Lui mi guarda stupito. Poi mi chiede:” posso camminare avanti e indietro con lei mentre come lei anche io aspetto ?”

Lo guardo stranita poi propongo:” ok facciamo che io vado avanti e lei indietro e ci incontriamo al giro di boa, poi io indietro e lei avanti !”


La stazione di Bologna e’ popolata da gente strana, mai stata tanto a mio agio!

(immagine da web)

Pensieri

… si affollano i pensieri

nella mia testa.

Pensieri

… e non si dorme

Ho provato a scacciarli

inutilmente.

Allora ho detto

avanti

sotto a chi tocca

uno alla volta!

Ma i pensieri

la notte

sembrano non finire mai.

Sembrano

quasi sapere

che è credenza popolare

ritenere

che la notte

porti consiglio.

Così

nella notte buia

e silenziosa

i miei pensieri si dannano

non si danno pace

non trovano consiglio alcuno.

E fanno rumore.

Tanto rumore

talmente tanto

da non farmi dormire.

Sarebbe stato un giorno come un altro se solo tu non fossi morto

mortoSarebbe stato un giorno come un altro se solo tu non fossi morto. Ci penso sempre.
“Ma che si muore cosi?”
Noi ci svegliamo la mattina pensando sempre che quello sarà un giorno come un altro, un giorno qualsiasi.

Just an ordinary day.

Poi ti muore un fratello, una sorella, un genitore, un figlio, un compagno, una compagna e quel giorno un giorno qualsiasi non lo sarà mai. Mai più. Nemmeno lontano, nel tempo e nella memoria.
“Corri, ti prego, io credo sia morto”.
E’ sabato mattina. Sto già passando l’aspirapolvere. Edo è a scuola e Giovi sta giocando con due amichetti che sono rimasti a dormire da noi. “Bambini torno subito…”

Salgo in macchina. Mi tremano le gambe ed anche le mani. Ho la nausea. Morto? Come? Perché? Che giorno è oggi? Il 27 ottobre! “Ma che si muore cosi?” Senza nemmeno avvertire? E poi io non ho nessun sentore. Non sento nulla. Io me le sento le cose.

Pochi minuti e sono a casa di mio fratello. Salgo le scale di corsa. Mia cognata mi attende sulla porta, tiene il mio nipotino in braccio, sul suo volto nessuna espressione. Sembra un volto di cera. Con la mano mi indica la porta della camera da letto.

La porta è chiusa. Lentamente abbasso la maniglia. Il cuore mi sta scoppiando dentro il petto, anzi no, non mi sta scoppiando, sono quasi certa si sia spostato. Ce l’ho in gola.

Davanti a me , per terra, vicino al letto, mio fratello.

Mi chino verso di lui, metto una mano sul suo petto, in corrispondenza del cuore e mi sembra di sentirlo battere, ma lui è freddo.

Appoggio l’orecchio, è il mio cuore quello che sento battere. E’ morto si.

“Ma che si muore cosi?”

Esco dalla stanza, con le mani nei capelli. Guardo mia cognata. Non dico nulla . Non diciamo nulla. Ci guardiamo, come fosse la prima volta , come fosse l’ultima. Ci guardiamo senza vederci.

Poco dopo arriva l’ambulanza. Il medico, l’infermiere ed io entriamo in camera da letto. Rimango in silenzio. “E’ morto signora, mi dispiace.” Guardo il medico, ma nemmeno lui riesco a vedere.

Lente mi scendono le lacrime. Composte, educate, silenziose, come a non voler disturbare quel sonno.
“Ma che si muore cosi?”

Sono passati due anni. E’ il 27 ottobre 2014, sarebbe un giorno come un altro, se solo tu non fossi morto.