Mia Figlia

Oggi è il compleanno di mia figlia. Donna e bambina, meravigliosamente mescolate a rappresentare la continuità della vita.

I compleanni si susseguono inesorabilmente segnando anno dopo anno il passare del tempo. A volte i compleanni però sono fonte di ricordi gioiosi, come il giorno in cui sei nata tu.

Il ricordo del tuo, una magia qualcosa che non si dimentica, te lo voglio raccontare momento per momento perchè se anche lo hai vissuto con me può essere che non lo ricordi.

Fine giugno un caldo soffocante, la pressione sotto terra, tuo fratello che cresce e richiede attenzione. Serena e tranquilla aspetto che tu nasca.

Non so ancora di che sesso sarai, all’ecografia mostravi la schiena, (piccola befanella fin da subito :), ma non ha importanza “tutto va bene purchè tu sia san*” pensavo.

Le tre del mattino, mi sveglio non so cosa mi desta, Ale dorme e anche papà.

Mi giro di fianco e cerco di riaddormentarmi. Tu non ti muovi, segno che stai dormendo pure tu. Dormite tutti tranne me.

Oggi scade il termine delle 40 settimane, forse è ora. Aspetto di sentire una contrazione, ma nel frattempo mi addormento. Suona la sveglia, mi alzo per preparare la colazione e poi verranno i nonni ad aiutarmi con tuo fratello. Sento un po’ di fastidio alla schiena e sotto la pancia, mi sa che ci siamo, lo dico a papà che sta uscendo per andare al lavoro.

Arrivano i nonni, passano un paio d’ore, il fastidio c’è sempre ad intermittenza. Scendo al negozio sotto casa a fare la spesa con tuo fratello che chiacchiera in continuazione e poi mi chiede “mamma non stai bene?” Deve aver visto la mia faccia impallidire ho avuto la prima contrazione e anche tu l’hai sentita perchè al termine ti sei moss* un pochino, gli rispondo “tranquillo Ale, arriva il fratellino o la sorellina, va tutto bene”

A pranzo organizziamo il da farsi, metto a dormire Ale dicendogli che forse quando si sarebbe svegliato avrebbe trovato il nonno e poi la nonna mi accompagna al corso pre parto, come tutti i giovedì.

Arriviamo in ospedale decido di passare prima dal Pronto Soccorso Ostetrico per farmi dare un occhio. Tiz sta salendo nella saletta del corso, la saluto dicendole “arrivo” mi dice “ci vediamo dopo, quando ho finito”, non ho tempo di chiederle nulla ecco in arrivo un’altra contrazione.

Manu, l’ostetrica che ha assistito alla nascita di Ale mi accoglie, si ricorda è passato poco tempo e poi abbiamo fatto dei corsi insieme, chicchierando mi visita e mi dice “cara ti fermi ormai ci siamo quasi, avviso le ragazze del tuo corso” e telefona in reparto. Sono le due del pomeriggio.

La nonna chiama papà e il nonno.

Papà arriva subito e insieme aspettiamo che tu nasca ridendo e scherzando con le ostetriche, tra una contrazione e l’altra.

Ogni tanto Manu mi visita e si stupisce dei progressi malgrado le contrazioni sembrino deboli, a lei sicuramente, io e te le sentiamo un po’ di più sicuramente. Ci ridiamo di questa battuta.

Intanto l’ora di corso finisce e Tiz, Giordana e le ragazze scendono a vedere come va. Papà dirà in seguito che si sentiva in minoranza, insieme al ginecologo erano gli unici di sesso maschile nella stanza.

Saluto le ragazze, ancora non so che avrei visto Adelaide ed Elena quella stessa notte e la mattina dopo…..

Giordana si ferma dice che vuole esserci, per me è importante è una donna in gamba e Manuela lascia il posto a Tiz.

Ci siamo tutti io te papà loro due e il ginecologo, in caso serva.

Fuori c’è il sole dalle due finestre vedo il giardino e il nonno con Ale che aspettano giocando sotto le piante.

E’ tutto pronto, ma le contrazioni si fermano.

Tiz e Giordana provano un paio di tecniche per riattivarle, poi decidiamo per la flebo, sono le quattro e mezzo.

Tiz inserisce l’ago ora le contrazioni si sentono e bene. Il ginecologo chiede a papà “cosa aspettiamo?”  papà risponde “non lo sappiamo” .

Ecco che inizi a premere per uscire, fa caldo e si suda. Tiz mi dice “te la senti di prendere tu il bambino quando esce?”

Un paio di spinte e Tiz dice “eccoci vedo la testa”. Ancora un paio, lei e Giordana si guardano poi Tiziana mi guarda e dice “allora Laura adesso tirati su e prendi tu il bimbo”.

Papà alle mie spalle mi sostiene. Io mi allungo e ti prendo, scivoli un pochino, Tiz tiene le mani sotto per assicurarsi che non cadi, una piccola spinta e sei fuori tra le mie mani. Sono le cinque meno dieci.

Uno spettacolo, il dolore non c’è più solo noi nella penombra della sala parto. Quello che succede dopo non esiste ci sei tu io e papà e due donne spettacolari che ci hanno consentito questo magico momento.

Il ginecologo chiede “beh allora cosa abbiamo?” Io guardo e papà dice orgoglioso “una femmina”. E’ tempo di procedure da rispettare, come con Ale papà viene con te peso, misura, bagnetto puntura e poi in braccio a lui tornate da me.

Papà esce a chiamare il nonno, la nonna e Ale e tutti entrano a vedere la sorellina.

Adesso ci siamo tutti, io sto bene tu sei stata promossa col massimo dei voti dalla pediatra.

Sono passati 26 anni da quel giorno eppure lo rivivo come se fosse adesso, oggi hai la stessa età che avevo io quando sei nata tu stai preparandoti alla Laurea, sicuramente col massimo dei voti, come quel giorno.

Ostinata, caparbia quello che hai ottenuto è stato con grande fatica, forse anche per questo che sei una grande donna. Sei nata tra sorrisi e un’atmosfera soffusa, nella penombra di una giornata d’inizio estate e sei viva come il sole che splendeva quel giorno.

Auguri Cucciola

5 thoughts on “Mia Figlia

  1. Sean Nevola 25/06/2013 / 10:19

    Lo dico con un filo di pudore: questa narrazione mi ha inumidito gli occhi. Per quello che hai raccontato, ma anche per come l’hai raccontato. Auguri sinceri a quella bimba di allora, a questa donna di oggi. Ma anche a te, al papà, al fratello, a quei nonni stupendi… Auguri davvero!

    Sean Nevola, seanevola.wordpress.com

    • Laura 25/06/2013 / 11:08

      Grazie Sean, certi ricordi restando indelebili e non si rinnegano qualsiasi siano le scelte che si fanno nella vita. La consapevolezza nel momento in cui si vive è importante e da un valore diverso alle cose.
      Vivere intensamente è meraviglioso anche se stancante ma ne vale sicuramente la pena, la pienezza che ti lascia ogni sera al calar del sole è impagabile

    • Laura 25/06/2013 / 11:12

      Sean nessun pudore, le emozioni rendono umani e vivi, ben vengano quando espresse e condivise.

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