Confessioni di una manigolda “2”

Finalmente silenzio.

E’ tardi ed era rimasta sola nel suo ufficio, la testa china su un lavoro che ormai da due giorni la impegnava senza che ne vedesse la  fine, sentì i passi sulle scale e poi nel corridoio.

Anche senza alzare la testa lo vide stagliarsi ne vano della porta.

Solo allora alzò lo sguardo e lo guardò negli occhi. Il respiro le si fermò per un lungo attimo.

Mille domande si agitarono nella sua mente.

Perché? E’ giusto? Non lo è? Voglio veramente che accada?

Guardandolo si disse che non era bello, non di quella bellezza che ti spinge a guardare ancora, ma che in sé aveva qualcosa di speciale che lo rendeva sexy…. affascinante.

Lei lavorava lì ormai da un paio d’anni, ma chissà come non si erano mai incontrati prima. Certo i loro uffici erano grandi e vi lavoravano molte persone, ma di vista si conoscevano un po’ tutti. O forse non era così, sicuramente si erano incontrati ma non i erano “visti”, fino a due mesi prima quando un collega le aveva chiesto di consegnare un plico ad una persona durante una riunione. Quello era stato per lei il loro primo vero incontro.

Da quella riunione a quella sera nel suo ufficio era tutto accaduto rapidamente.

Lui le aveva inviato una mail di lavoro e da lì avevano iniziato a scriversi, si erano scambiati i rispettivi contatti nei vari social network .

Lei era sola…. lui no, passavano serate intere a chattare parlando di tutto, lui la cercava continuamente, lei non capiva il perchè ma ne era felice, assaporava quei momenti in cui lo vedeva tramite la webcam.

Era iniziato come un gioco, scherzi di parole, facezie, poi una sera i loro discorsi avevano cambiato strada.

Questa era la prima volta che s’incontrano dopo quello scambio, lui era lì nel suo ufficio nell’edificio desero, solo il custode due piani sotto.

Si salutarono e lei avvertì una stretta allo stomaco. Parlavano, ma lei era consapevole solo della sua presenza e temeva il momento in cui lui si fosse avvicinato di più.

Lo guardava e dai suoi gesti lei capiva la sua inquietudine nel trovarsi lì solo con lei dopo quello che si erano detti, parlavano del più e del meno ma i loro corpi parlavano d’altro.

Lei iniziò a riordinare la scrivania.

Lui le si avvicinò e la fece girare, le poggiò le mani ai lati del collo e iniziò a massaggiarle le spalle.

Sentì quel tocco e sentì cederle le ginocchia. Poi lui si staccò e si allontanò da lei.

In silenzio lei riprese a riordinare voltandogli le spalle, lo sentì avvicinarsi. di nuovo le mani di lui sulle spalle poi sui suoi fianchi, si sentì accarezzare. Non si era aspettata che fosse così! Lui era delicato, il suo tocco era leggero, ma trasmetteva una’intensa carica erotic.

Lo avrebbe lasciato fare, ma quando il tocco si fece più intimo lo fermò e lui si staccò da lei per un attimo, vide il turbamento nei suoi occhi, sentì il vuoto dentro di sè, percepiva solo il suo tocco. Gli diede di nuovo le spalle e appoggiò le mani alla scrivania aveva bisogno di riprendere il controllo.

Lui riprese a toccarla, le si fece più vicino e lei sentì la sua eccitazione. Avrebbo voluto fare qualcosa , toccarlo, accarezzarlo, ma aveva paura che se avesse fatto qualcosa lui si sarebbe allontanato.

Ma lui lo fece lo stesso, si allontanò da lei che si mise il cappotto, senza parlare di quello che era appena successo si salutarono. Non servivano parole, le emozioni e il desiderio che avevano provato erano lì tra di loro fortemente tangibili.

Quella sera, sola nella sua casa, percepiva ancora la calda sensazione del tocco delle mani di lui e la frustrazione di non essere stata capace di ricambiare quel tocco ……………..

Confessioni di una manigolda

Mi piace sedermi chiudere gli occhi ed immaginare storie e situazioni strane, magari tratte dai racconti di passanti, rubati sul tram o da brani di conversazione al tavolo accanto.

Mi dico sempre che sono bravissima a farmi i fatti degli altri……..

Eccone alcuni……..

Chissà se leggendoli qualcuno vi si riconoscerà….. chissà……

Lo sguardo perso oltre la balaustra della terrazza ripensa a ieri a quello che è stato. Lascia che gli occhi vaghino nell’immenso giardino, vede cespugli fioriti, farfalle che svolazzano da un fiore all’altro instancabili.

Là in fondo il mare.

La vista del mare le ricorda lui, irrequieto incapace di fermarsi, una grande tristezza s’impadronisce del suo animo e una lacrima fa capolino. Svelta con la mano asciuga quella traccia della sua debolezza, ma la sensazione di vuoto non la lascia.

Aveva atteso mesi che la chiamasse, che si facesse sentire, che le facesse un cenno. Che cosa lo aveva spinto verso di lei quel lontano novembre? Perché  l’aveva cercata continuamente nei mesi successivi. Conosceva perfettamente le risposte alle sue domande.

Per mesi lui era passato da lei per salutarla, per scambiare due parole, solo per vederla. La guardava e nei suoi occhi leggeva tutto il desiderio che provava, era lo stesso desiderio che sentiva anche lei. Chiuse gli occhi immaginò che lui fosse lì, bastò questo a farla sentire confusa e senza fiato, con la gola secca e una gran voglia di abbracciarlo e baciarlo. Ricordò i suoi occhi, rievocò immagini dei loro incontri e percepì il tocco delle sue mani che le prendevano la mano, che la tiravano verso di sé, che le accarezzavano il corpo e che poi incuranti la abbandonavano.

Questa volta non asciugò le lacrime che iniziarono a scendere lungo le guance fermandosi sul suo bell’abito. Lo aveva indossato per lui. Per ricordarsi di lui. Ricordò di quando lei gli chiese di vedersi per un pranzo veloce e di come lui rifiutò, ripensò a come si era sentita. Le tornò alla mente la delusione che provò quando scoprì che………

Sentì il dolore che l’aveva spezzata, che aveva spezzato l’incanto di quel sogno. Non ci voleva più pensare, non voleva più pensarlo. Si era sentita ferita e svuotata e lì aveva deciso di allontanarlo da sé affinché lui non le facesse più del male. Si era allontanata da tutto ciò che lui rappresentava, aveva cancellato ogni contatto.

Sapeva di mentire anche a se stessa, lo voleva, sperava che lui trovasse un modo per raggiungerla lì dove si era rifugiata, su quella terrazza sul giardino da dove lontano si vedeva il mare.

Diario di un’Anima a Gettone

Tratto da quattro chiacchere e dai pensieri

…… Io ci sto male, non malissimo, ma ne soffro.

Mi manca quel nostro rapporto, quel eterno flirt che mi dava la spinta per affrontare le noiose ore di lavoro, mi mancano le sue attenzioni costanti, in alcuni momenti pressanti,  i suoi gesti di tenerezza e mi manca soprattutto il pensiero del “potrebbe essere”.

Analizzando il tutto, anche se è ancora presto per un analisi lucida, mi rendo conto che in fondo per lui io sono sempre stata una semplice distrazione dalla noia d’ufficio..

Poteva essere così per chissà quanto tempo. Per lui ero una semplice compensazione di qualche mancanza di qualcosa, un gioco divertente, un riempitivo disimpegnato.

Per me no, io l’ho presa diversamente… Certo non posso dire di essermi innamorata, certamente mi sono fissata oserei dire, ma in maniera strana, come non mi era mai capitato.

La parte romantica di me, quella che è rimasta dopo le troppe delusioni, ancora mi sussurra che in fondo qualcosa c’era, qualcosa c’è, ma è una voce flebile e bugiarda…. Non l’ascolterò io come non l’ha ascoltata lui……

Passi lenti

passi lenti

Continuerò a camminare

a passi lenti

e quando

sarò arrivata alla meta

ti aspetterò

Raggiungimi sulla luna,

nessuno ci vedrà lì

il suo bagliore riflesso

nasconderà i nostri corpi.

Nessuno ci vedrà lì.

Saremo nascosti

agli occhi di un mondo

che non potrebbe capire.

Nessuno ci vedrà lì

saliremo sulla coda di una cometa

e andremo lontano tenendoci forte.

Nessuno ci vedrà lì.

Torneremo al nostro mondo

voltandoci le spalle

andremo ognuno

per la sua strada

Nessuno mai saprà

Oggi ci siamo detti addio

ognuno ha preso la propria strada

Ho pianto tutte le mie lacrime

Ho lavato la mia pelle

per eliminare

la sensazione delle tue mani

Ho rimosso il tuo viso

dai miei ricordi

Quando il tuo ricordo

tornerà nella mia mente

aspetterò che passi

come si aspetta

che passi un uragano.

Ho camminato sulla spiaggia

lungo il bordo dell’onda

raccogliendo i pezzi alla deriva.

Ho perso i miei occhi oltre l’orizzonte.

Lunghe lacrime solcano il mio viso

e volando in cielo lo illuminano

come fossero stelle.

Nel cuore

resta la nostalgia della tua voce

delle tue mani, del tuo volto

che inconsciamente amavo

La vita

è una serie infinita di addii

Laura ©

Mal d’Amore

Continuerò a camminare

a passi lenti

e quando

sarò arrivata alla meta

ti aspetterò

Raggiungimi sulla luna,

nessuno ci vedrà lì

il suo bagliore riflesso

nasconderà i nostri corpi

nessuno ci vedrà lì.

Saremo nascosti

agli occhi di un mondo

che non potrebbe capire

nessuno ci vedrà lì

saliremo sulla coda di una cometa

e andremo lontano tenendoci forte

nessuno ci vedrà lì

Torneremo al nostro mondo

voltandoci le spalle

andremo ognuno

per la sua strada

Nessuno mai saprà

Oggi ci siamo detti addio

ognuno ha preso la propria strada

Ho pianto tutte le mie lacrime

Ho lavato la mia pelle

per eliminare

la sensazione delle tue mani

Ho rimosso il tuo viso

dai miei ricordi

Quando il tuo ricordo

tornerà nella mia mente

aspetterò che passi

come si aspetta

che passi un uragano.

Ho camminato sulla spiaggia

lungo il bordo dell’onda

raccogliendo i pezzi alla deriva.

Ho perso i miei occhi oltre l’orizzonte.

Lunghe lacrime solcano il mio viso

e volando in cielo lo illuminano

come fossero stelle.

Nel cuore

resta la nostalgia della tua voce

delle tue mani, del tuo volto

che inconsciamente amavo

La vita

è una serie infinita di addii

Laura ©